Lavorare a maglia

Lavorare a maglia

La prima che mi insegnò a lavorare a maglia fu mia nonna. Avevo cinque anni, la vedevo sempre con questi strani ferri in mano e un giorno le chiesi “nonna insegni anche a me?”. Lei mi mise in mano dei ferri piuttosto corti, un po’ di lana, e via, diritto-rovescio-infila il ferro dentro qui, tira fuori il filo ora, ecco hai fatto, vedi? e io imparavo. Alla tedesca, cioè con il filo nella mano sinistra, e le mani che si muovono cercando il punto, senza ferro sotto il braccio.
Solo più tardi, a scuola durante le ore di “lavori femminili” – come venivano chiamati – una maestra assai severa e dura mi insegnò a tenere il ferro sotto il braccio destro, la lana nella mano destra, e lavorare “all’italiana”. Modo che uso ancora oggi, anche se ogni tanto mi piace riprendere l’altro sistema, quello di mia nonna.
Poi fu la volta di mia mamma. La sera in salotto, guardando la televisione con papà sulla “sua” poltrona, mamma ed io sul divano a sferruzzare golfini, sciarpe e calze per i miei fratelli.
Mamma era molto brava, o almeno così sembrava a me, che mi limitavo alla maglia rasata, legaccio, bordi a coste e via. Lei invece cercava punti elaborati, traforati, se non erano complicati non si divertiva.
Quando sposata e madre di due bambine, realizzava per me abitini e golfini che poi ricamava a punto maglia, e calze in cotone traforato per l’estate. Comode perché si poteva regolare l’elastico come si voleva, sicure che non avrebbero stretto troppo le delicate gambe delle bimbe. In inverno invece si preoccupava del freddo e confezionava mutandine di lana da portare sopra a quelle di cotone, per tenere calda la pancia.
La sua abilità era infinita, senza seguire alcun modello né istruzioni, eppure i capi che confezionava erano sempre perfetti! Non so come faceva…
Molti di questi capi sono riuscita a conservarli e passarli ora a mia figlia, che li usa per la sua bambina, e un domani spero riesca a passarli alla sorella, quando anche lei avrà (forse) una bambina. Mi piace pensare a questo “filo di lana” di corre attraverso le generazioni, prima la nonna, poi la mamma, poi io e infine le mie figlie e le loro figlie. Forse è questo il senso dell’eternità.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

diciassette + sedici =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.