Ultimo lavoro, un abitino in lana a righe beige e viola. Già misura 4 anni, così Chiara lo potrà godere il prossimo inverno. Eseguito con il metodo tradizionale, davanti-dietro-maniche e poi cucite le varie parti.

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Per 4 anni si montano 80 maglie con ferri 4,5 / 5 a seconda del filato. Si fa un bordo a coste di 2 cm. circa, poi si prosegue a maglia rasata. Sul dietro si distribuiscono 10 diminuzioni (5 per lato) fino agli scalfi, mentre per il davanti si diminuisce solo 4 volte, in modo che resti più ampio.
A cm. 35 circa dalle coste, si inizia il raglan, fermandosi per il dietro quando si hanno 22 maglie centrali. Per il davanti giunti a 43 cm. dalle coste, si chiudono le 18 maglie centrali e continuando i due lati separatamente.
Io ho poi lasciato le maglie in sospeso per riprenderle in seguito per formare il bordo dello scollo.

Per le maniche, si montano 50 maglie e si fa un bordo a coste di circa 3 cm. Si prosegue a maglia rasata iniziando subito le diminuzioni a raglan. A 12 cm. dalle coste, continuare chiudendo a destra 3 v. 5 maglie + 1 v. 2 maglie. Dal lato sinistro chiudere 3 v. 1 maglia. Lavorare la manica sinistra al contrario.

Quando si cuciono le varie parti, fare attenzione che il lato più piccolo della manica corrisponde al davanti dell’abito.
Alla fine riprendere le maglie delle spalle recuperando quelle dello scollo davanti e dietro lasciate in sospeso, e fare un bordo sempre a coste, altezza come vi aggrada.

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La fantasia sceglietela voi, anche tutto in tinta unita è bello. A me piaceva questo insieme di due colori, che nella foto non rende bene, e il gioco di righe larghe disuguali.

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La prima che mi insegnò a lavorare a maglia fu mia nonna. Avevo cinque anni, la vedevo sempre con questi strani ferri in mano e un giorno le chiesi “nonna insegni anche a me?”. Lei mi mise in mano dei ferri piuttosto corti, un po’ di lana, e via, diritto-rovescio-infila il ferro dentro qui, tira fuori il filo ora, ecco hai fatto, vedi? e io imparavo. Alla tedesca, cioè con il filo nella mano sinistra, e le mani che si muovono cercando il punto, senza ferro sotto il braccio.
Solo più tardi, a scuola durante le ore di “lavori femminili” – come venivano chiamati – una maestra assai severa e dura mi insegnò a tenere il ferro sotto il braccio destro, la lana nella mano destra, e lavorare “all’italiana”. Modo che uso ancora oggi, anche se ogni tanto mi piace riprendere l’altro sistema, quello di mia nonna.
Poi fu la volta di mia mamma. La sera in salotto, guardando la televisione con papà sulla “sua” poltrona, mamma ed io sul divano a sferruzzare golfini, sciarpe e calze per i miei fratelli.
Mamma era molto brava, o almeno così sembrava a me, che mi limitavo alla maglia rasata, legaccio, bordi a coste e via. Lei invece cercava punti elaborati, traforati, se non erano complicati non si divertiva.
Quando sposata e madre di due bambine, realizzava per me abitini e golfini che poi ricamava a punto maglia, e calze in cotone traforato per l’estate. Comode perché si poteva regolare l’elastico come si voleva, sicure che non avrebbero stretto troppo le delicate gambe delle bimbe. In inverno invece si preoccupava del freddo e confezionava mutandine di lana da portare sopra a quelle di cotone, per tenere calda la pancia.
La sua abilità era infinita, senza seguire alcun modello né istruzioni, eppure i capi che confezionava erano sempre perfetti! Non so come faceva…
Molti di questi capi sono riuscita a conservarli e passarli ora a mia figlia, che li usa per la sua bambina, e un domani spero riesca a passarli alla sorella, quando anche lei avrà (forse) una bambina. Mi piace pensare a questo “filo di lana” di corre attraverso le generazioni, prima la nonna, poi la mamma, poi io e infine le mie figlie e le loro figlie. Forse è questo il senso dell’eternità.

 

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