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Abitino azzurro, come i suoi occhi

Un delizioso abitino azzurro come gli occhi di Chiara, scamiciato per poterlo portare con una maglietta, una camicetta, o senza nulla quando fa più caldo.

Il corpetto è a grana di riso, mentre la gonna a maglia rasata con un buchino alternato ogni cinque ferri. I bordi sono lavorati a picot ma all’uncinetto, applicati alla fine.

Qui il modello, questo che ho realizzato è misura per 3 anni.

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Golfino screziato

Un modello un po’ “giapponese” nella forma, un po’ squadrata, ma molto facile da realizzare, ovviamente a top-down. C’è anche la versione aperta, con i bottoni e l’allacciatura, e in quel caso si lavora con i ferri diritti e non circolari come invece ho fatto per questo.

Con questa bella lana screziata è molto allegro e divertente. L’ho realizzato in due sere, forse il lavoro più veloce che ho fatto in assoluto.

Istruzioni:

topdown-screziato

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Abitino cotone

Per la prossima estate, con un resto di stoffa carino e un po’ di cotone ho realizzato questo grazioso abitino per la nipotina della mia amica Lilli. Il corpetto è lavorato a top-down, allacciato sul davanti ma volendo si può fare anche sul dietro. Cucire la parte in stoffa è la cosa più difficile…

 

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Gatto goloso

Avevo un gatto goloso, che mangiava veloce il suo cibo per poi precipitarsi sulle ciotole di altri gatti che in quel periodo avevamo, per cercare di impossessarsi anche del loro cibo. Quando era ora di “pranzo” o “cena”, secondo il suo stomaco ovviamente, iniziava a miagolare inseguendomi per tutta casa, aumentando di tono man mano che i minuti passavano senza che nessuno provvedesse alla sua pancia. Una cosa assai fastidiosa! Il risultato era, come per questo delizioso gattino, una bella pancia tonda tonda!

gatto_goloso

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Un gatto delizioso e sornione

Quando fuori nevica e fa freddo, cosa c’è di meglio che starsene alla finestra e guardare ciò che succede fuori? E se si è un simpatico gatto grigio e bianco ancora meglio.

Preso da questo catalogo di Phildar che contiene parecchi modelli di simpatici pupazzi, da realizzare ai ferri, all’uncinetto, o con quell’attrezzo che chiamano “tricotin”. Una vasta scelta, per tutti i gusti e le capacità. Provare per credere!

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La famiglia dei Gufetti

Basta poca lana per realizzare questi simpatici gufetti, che faranno la gioia dei vostri piccoli. Calcolate un numero di maglie sufficienti per tutta la circonferenza del gufetto, si lavora su tutta la larghezza e poi si piega a metà con una cucitura sul lato.
Esempio: 36 maglie, lavorare a maglia rasata fino a 6 / 7 cm. di altezza, in seguito suddividere le maglie in questo modo:
7 m. per la prima orecchia, chiudere 9 maglie, 7 + 7 maglie per due orecchie, chiudere 9 maglie, 7 maglie per l’ultimo orecchio. Le orecchie si lavorano una per una chiudendo una maglia per parte fino alla fine. Una volta terminate tutte le orecchie, si piega il lavoro a metà e si cuciono le orecchie a due a due, chiudendo poi anche la sommità della testa e il fianco. Si imbottisce, e per farli poi stare in piedi si chiude la base riprendendo le maglie e con pochi giri a maglia rasata (realizzando quindi una base) o più semplicemente ancora con l’uncinetto.
Le alucce, occhi e becco li ho realizzati con del panno lenci, ma qui lascio alla vostra fantasia trovare altre soluzioni. Buon divertimento!

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Abitino a righe

Ultimo lavoro, un abitino in lana a righe beige e viola. Già misura 4 anni, così Chiara lo potrà godere il prossimo inverno. Eseguito con il metodo tradizionale, davanti-dietro-maniche e poi cucite le varie parti.

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Per 4 anni si montano 80 maglie con ferri 4,5 / 5 a seconda del filato. Si fa un bordo a coste di 2 cm. circa, poi si prosegue a maglia rasata. Sul dietro si distribuiscono 10 diminuzioni (5 per lato) fino agli scalfi, mentre per il davanti si diminuisce solo 4 volte, in modo che resti più ampio.
A cm. 35 circa dalle coste, si inizia il raglan, fermandosi per il dietro quando si hanno 22 maglie centrali. Per il davanti giunti a 43 cm. dalle coste, si chiudono le 18 maglie centrali e continuando i due lati separatamente.
Io ho poi lasciato le maglie in sospeso per riprenderle in seguito per formare il bordo dello scollo.

Per le maniche, si montano 50 maglie e si fa un bordo a coste di circa 3 cm. Si prosegue a maglia rasata iniziando subito le diminuzioni a raglan. A 12 cm. dalle coste, continuare chiudendo a destra 3 v. 5 maglie + 1 v. 2 maglie. Dal lato sinistro chiudere 3 v. 1 maglia. Lavorare la manica sinistra al contrario.

Quando si cuciono le varie parti, fare attenzione che il lato più piccolo della manica corrisponde al davanti dell’abito.
Alla fine riprendere le maglie delle spalle recuperando quelle dello scollo davanti e dietro lasciate in sospeso, e fare un bordo sempre a coste, altezza come vi aggrada.

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La fantasia sceglietela voi, anche tutto in tinta unita è bello. A me piaceva questo insieme di due colori, che nella foto non rende bene, e il gioco di righe larghe disuguali.

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Lavorare a maglia

La prima che mi insegnò a lavorare a maglia fu mia nonna. Avevo cinque anni, la vedevo sempre con questi strani ferri in mano e un giorno le chiesi “nonna insegni anche a me?”. Lei mi mise in mano dei ferri piuttosto corti, un po’ di lana, e via, diritto-rovescio-infila il ferro dentro qui, tira fuori il filo ora, ecco hai fatto, vedi? e io imparavo. Alla tedesca, cioè con il filo nella mano sinistra, e le mani che si muovono cercando il punto, senza ferro sotto il braccio.
Solo più tardi, a scuola durante le ore di “lavori femminili” – come venivano chiamati – una maestra assai severa e dura mi insegnò a tenere il ferro sotto il braccio destro, la lana nella mano destra, e lavorare “all’italiana”. Modo che uso ancora oggi, anche se ogni tanto mi piace riprendere l’altro sistema, quello di mia nonna.
Poi fu la volta di mia mamma. La sera in salotto, guardando la televisione con papà sulla “sua” poltrona, mamma ed io sul divano a sferruzzare golfini, sciarpe e calze per i miei fratelli.
Mamma era molto brava, o almeno così sembrava a me, che mi limitavo alla maglia rasata, legaccio, bordi a coste e via. Lei invece cercava punti elaborati, traforati, se non erano complicati non si divertiva.
Quando sposata e madre di due bambine, realizzava per me abitini e golfini che poi ricamava a punto maglia, e calze in cotone traforato per l’estate. Comode perché si poteva regolare l’elastico come si voleva, sicure che non avrebbero stretto troppo le delicate gambe delle bimbe. In inverno invece si preoccupava del freddo e confezionava mutandine di lana da portare sopra a quelle di cotone, per tenere calda la pancia.
La sua abilità era infinita, senza seguire alcun modello né istruzioni, eppure i capi che confezionava erano sempre perfetti! Non so come faceva…
Molti di questi capi sono riuscita a conservarli e passarli ora a mia figlia, che li usa per la sua bambina, e un domani spero riesca a passarli alla sorella, quando anche lei avrà (forse) una bambina. Mi piace pensare a questo “filo di lana” di corre attraverso le generazioni, prima la nonna, poi la mamma, poi io e infine le mie figlie e le loro figlie. Forse è questo il senso dell’eternità.